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Il gettone telefonico era utilizzato per il pagamento delle telefonate effettuate da telefoni pubblici.

 

I primi gettoni furoni introdotti nel lontano 1929, ad opera della Stipel, in occasione della Fiera Campionaria di Milano, ad esclusivo uso interno alla fiera stessa.

 

L’ulizzo in larga scala ebbe inizio quando nel 1945 la Zeti creò il primo gettone a tre scalanature, utilizzabile in qualsiasi telefono pubblico.

 

I gettoni che invece ricordiamo noi ragazzini degli anni ’80, sono nati nel 1959, e sonostati utilizzati sino al 2001, anche se il conio smise di podurli già nel 1980.

 

Il gettone negi anni ’80 aveva un valore di 200Lire, ed anchese non aveva alcun valore ufficiale, spesso era utilizzato come moneta.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 


 

Policar è (meglio dire ‘era’) un marchio della APS-Politoys fondata nel 1955 con sede a Milano,che successivamente cambierà ragione sociale in Polistil.

 

La APS-Politoys-Polistil si metterà in mostra come il più grande produttore di giocattoli italiano fino a metà degli anni ’80.

 

Se siete stati fanciulli durante gli anni settanta o durante gli anni ottanta non potete non aver provato almeno una volta l’ebrezza di guidare una macchina da formula uno o un fiammante bolide da rally… fra le quattro pareti di casa.

 

Le autopiste costruite dalla Polistil consistevano in delle tessere di plastica che, se collegate l’una con l’altra, permettevano di costruire una pista da corsa; sulla pista correvano due automobiline elettriche che gareggiavano l’una contro l’altra. Il trucco stava nelle tessere, che contenevano due binari di metallo sui quali passava corrente elettrica, che alimentava i piccoli motori delle automobili.

 

Le autopiste venivano vendute in confezioni che contenevano tutte le tessere necessarie per comporre un breve tracciato automobilistico, un’alimentatore di tensione che trasformava l’elettricità di casa negli innocui 12V che percorrevano i binari, e due pulsantiere che regolavano l’erogazione della corrente elettrica aumentando o diminuendo la velocità delle macchinine in pista. Tutto questo ovviamente in aggiunta a loro, le due macchinine destinate all’eterna sfida per decidere chi delle due fosse la migliore.

 

Una volta a casa e completato l’assemblaggio, il circuito su cui si gareggiava occupava molto spazio, per cui era comune costruirlo e giocarci nel soggiorno, una zona della casa in cui tradizionalmente c’era molto spazio libero. Per la disperazione delle mamme, che già sospiravano all’idea di dover aiutare i pargoli a smontare tutto l’ambaradan una volta terminate le sfide.

 

Dalla seconda metà degli anni ottanta la rapida diffusione degli home computer e dei videogiochi hanno di fatto ridotto la popolarità delle autopiste, costringendo all’inizio degli anni ‘90 la cessazione della produzione e la vendita del proprio marchio alla bBurago.

 

 



 

 

 


 

MS-DOS è il sistema operativo, prodotto da Microsoft, che fu abbinato al primo PC IBM.

 

Il nome deriva dalle iniziali della Microsoft, cioè MS, e dall’acronimo DOS ovvero Disk Operating System.

 

Verso l’ottobre del 1980 la IBM stava cercando un sistema operativo per il suo nuovo prodotto, il PC IBM prossimo al lancio. Inizialmente si rivolse alla Digital Research di Gary Kildall, l’autore del CP/M che allora era lo standard per i microcomputer; ma l’affare andò in fumo poiché Kildall rifiutò di firmare l’accordo di non divulgazione del codice. Continuando la ricerca, bussarono anche alla porta della Microsoft di Bill Gates e Paul Allen che allora produceva quasi solo linguaggi (il Microsoft BASIC). I due, davanti all’occasione che si profilava loro, non esitarono a contattare la Seattle Computer Products che pochi mesi prima aveva scritto un clone a 16 bit del CP/M chiamato 86-DOS per i microcomputer che stava producendo, basati sull’8086 e sul bus S-100. Dopo una veloce revisione dei sorgenti, che consistevano in circa 4000 linee di codice assembler, il tutto fu mandato alla IBM per una valutazione.

 

La IBM rimase soddisfatta e l’affare andò in porto. La Microsoft acquisì i diritti dell’86-DOS nel luglio 1981 e il mese dopo la prima versione di MS-DOS era sul mercato. IBM però, avendola sottoposta ad un esteso controllo di qualità ed avendo trovato oltre 300 bug, ne riscrisse alcune parti: per questo motivo tale versione portò il nome di IBM PC-DOS 1.0 e fu licenziata congiuntamente da Microsoft e da IBM. Le versioni successive furono licenziate separatamente o da Microsoft (che le marcava come MS-DOS) o da IBM (con il nome di PC-DOS e in genere in coincidenza con l’uscita sul mercato di una nuova linea di personal computer).

 

Inizialmente non era obbligatorio comperare una copia di MS-DOS insieme ai PC IBM, ma si poteva scegliere fra tre sistemi operativi: il CP/M, l’UCSD p-System e l’MS-DOS. Tuttavia il prezzo del CP/M era di 495 dollari, quello del p-System di poco meno, e l’MS-DOS costava 39,95 dollari, rendendolo una scelta praticamente obbligata per un hobbysta. La pratica di vendere l’MS-DOS e il PC-DOS solo insieme ad un PC iniziò a partire dalla vendita degli AT/339, con la versione 3.0 del DOS.

 

L’MS-DOS è vissuto come prodotto a sé stante fino all’arrivo di Windows 95 che integrava per ragioni di compatibilità l’MS-DOS. Comunque da Windows 95 in poi l’MS-DOS non è stato più il sistema operativo principale dei computer IBM compatibili e attualmente sopravvive solamente per mantenere la compatibilità con le datate applicazioni che lo utilizzano.

 


 

 


  

Il Grillo Parlante (nome originale Speak & Spell) era un computer educativo per bambini prodotto da Texas Instruments e Clementoni nel 1979, che ebbe diffusione in Italia durante tutti gli anni ’80, a partire dal 1984.

 

Il suo scopo era quello di insegnare a leggere e scrivere (anche in lingua straniera), nonchè il senso del gioco con le parole.

 

All’interno possedeva un sintetizzatore vocale, in grado di dare comandi, pronunciare le lettere premute sulla tastiera e guidare il bambino durante l’utilizzo.

 

Il display luminoso era composto di una sola riga e di lunghezza limitata.

 

La tastiera, oltre ai tasti delle lettere (non erano presenti tasti numerici), comprendeva pulsanti speciali: STOP, VIA, RITORNO, REPLICA (per ripetere l’indicazione data), AIUTO (per ricevere un suggerimento durante il gioco), INDOVINA (per avviare un gioco nel quale doveva essere indovinata una parola nascosta provando con le lettere della tastiera), CODICE (un gioco che, immessa una parola, la modificava sostituendo le lettere con un criterio preciso, in modo da formare parole in codice), ALFABETO (veniva scritta una lettera per volta e il Grillo la pronunciava) e RIPETI (gioco nel quale il Grillo faceva ripetere al bambino una sequenza di parole).

 

In basso vi erano altri tasti: il tasto di apostrofo o accento (premendo il quale si sentiva un suono caratteristico), il tasto MODULI (#) (che permetteva di utilizzare una sorta di espansione interna, che andava inserita nel vano delle batterie, la quale aggiungeva nuove parole al lessico presente in memoria (solitamente in lingua straniera)), CANCELLA ed infine CONTROLLO, che attivava il controllo da parte del Grillo, che poteva dire se la parola era stata digitata correttamente.

 

In caso di errore, la prima volta, l’apparecchio pronunciava la frase “Non ricevo! Riprova e controlla” e pronunciava di nuovo la parola da scrivere. Al secondo errore consecutivo il Grillo (piuttosto seccato) tuonava: “Non ho ricevuto! Avevo chiesto [parola]” seguita dallo spelling, ed il gioco continuava.

 

Attualmente il prodotto non risulta più in commercio perchè reso obsoleto da altri articoli per l’apprendimento più sofisticati e con display di migliore qualità, che cercano di imitare sempre di più gli attuali PC portatili.

 

In Internet sono presenti addirittura emulatori di questo prodotto ed istruzioni e fotografie di collegamenti tra Grillo Parlante e tastiere musicali, così da utilizzarne il sintetizzatore vocale in vari modi.

 



 

 

 


 

Didò è il nome commerciale di un materiale facilmente modellabile prodotto dalla Fila, simile al pongo e alla plastilina. Il prodotto è rivolto a un target di bambini dai due ai cinque anni è innocuo, atossico e prodotto con ingredienti naturali.

 

E’ stato immesso sul mercato nel 1985.

 

Fila nasce come Fabbrica Italiana Lapis e Affini a Firenze nel 1920 ed è un marchio storico di articoli per il disegno e la creatività. Ha attualmente la propria sede a Pero (MI).

 

Nel 1930 lancia il marchio Giotto per articoli destinati ai più giovani e nel 1970 il marchio Tratto. Nel 1994 l’azienda fiorentina entra nel mercato delle paste da modellare rilevando l’azienda italiana più importante del settore, la Adica Pongo. La Fila aggiunge quindi ai marchi con cui è già presente sul mercato quelli di Dido, Pongo e Das.

 

 


 

 

 

 

 

 

 


 

   

 

   


 

   

Merendina al pan di spagna con crema al cioccolato, a forma di spirale. Attualmente quella semplice è ancora in commercio ma non è più della Motta bensì del Gruppo Buondì, mentre quella completamente ricoperta di cioccolata decorata con scaglie di cioccolata è fuori produzione ormai da molti anni. 

   

Lo spot era una breve serie animata. L’indiano Toro Farcito e la sua tribù devono impedire al perfido Golosastro e ai suoi uomini di rubare le loro merendine. Lo slogan è famosissimo: “La morale è sempre quella, fai merenda con Girella!” 

    

fonte: http://www.dimenticatoio.it 

   

  

   


 

  

  


  

  


  

Macintosh costituisce l’evoluzione dei precedenti modelli di computer quali Apple II (1978) e soprattutto Lisa (1983), il primo computer costruito da Apple a disporre di serie di GUI e mouse di serie, e che era rivolto a un’utenza professionale ed aveva avuto un successo limitato a causa dell’alto costo.

 

Presentato con uno spettacolare spot televisivo durante la pausa pubblicitaria del XVIII Super Bowl il 22 gennaio del 1984, il Macintosh è stato il primo computer di grande successo verso il pubblico ad essere dotato di serie di interfaccia grafica e di mouse, caratteristiche per l’epoca assolutamente nuove e rivoluzionarie. A precedere il Mac nel primato di primo computer disponibile sul mercato con una GUI di serie, vengono solo altre due piattaforme: il “fratello” maggiore Lisa, “nato” nel 1983 ma soprattutto lo Xerox Star, presentato nel 1981, un computer veramente all’avanguardia per i suoi tempi ed oggi dimenticato dai più.

Del famoso spot (diretto da Ridley Scott) era protagonista un’atleta femminile che gettava un martello contro l’immagine TV a schermo gigante di un dittatore (il Grande Fratello, ispirandosi al tiranno del romanzo 1984 di Orwell, ma alludendo anche all’azienda dominante a quel tempo, IBM). Il primo modello di Mac fu messo in vendita due giorni dopo, al prezzo di 2.495 dollari.

 

Il Macintosh ottenne un successo di mercato senza precedenti, grazie al suo approccio amichevole (user-friendly) e alla facilità d’uso. La sua interfaccia grafica usava per la prima volta metafore facili da comprendere, quali il cestino, la scrivania, le finestre, gli appunti ecc. aprendo l’uso del computer anche a persone con limitate conoscenze tecnico-informatiche. Per questo motivo il Macintosh è divenuto una pietra miliare nello sviluppo dell’industria del computer.

 

Inizialmente il successo del Mac fu frenato dal suo limitato parco software. Nel 1985, la combinazione del Mac con la sua GUI, di Adobe PageMaker e della nuova stampante laser di Apple diedero vita ad una soluzione a basso costo per l’editoria e la grafica pubblicitaria, un’attività che sarebbe diventata famosa con il nome di Desktop Publishing (DTP). L’interesse per il Mac esplose, tanto che costituisce a tutt’oggi un diffuso standard presso le tipografie, gli studi di grafica e le aziende editoriali

  


 

 

 

 

 

 

 


  

  


  

Il Commodore 64  è stato un home computer molto popolare negli anni ottanta. Il nome adottato dalla casa costruttrice, la Commodore Business Machine fu inizialmente Vic-30, ma prima della distribuzione venne cambiato in Commodore 64.

 

Il Commodore 64 risulta essere il modello di computer più venduto al mondo, record che si trova anche nel Guinness dei primati: nel 1986 furono venduti più di 10 milioni di esemplari in tutto il mondo. Fu commercializzato fino al 1993, quando le unità vendute furono appena 700 mila. In totale, ne sono stati venduti nel mondo oltre 17 milioni di esemplari: record che, con tutta probabilità non verrà mai più superato (la natura degli attuali computer, assemblati diversamente a seconda dell’esigenze dell’utente, rendono praticamente impossibile ripetere un’impresa simile).

 

La semplicità d’uso e facilità di programmazione di questo nuovo computer era superiore sia ai suoi predecessori (il PET e il VIC-20) sia agli altri home computer concorrenti. Grazie a ciò e al suo prezzo di vendita, in breve tempo divenne il computer più venduto nella storia dell’informatica.

 

Il Commodore 64 venne inizialmente costruito usando lo stesso chassis del Vic-20 al fine di mantenere bassi i costi di produzione. Dopo alcuni anni, la Commodore cambiò leggermente l’estetica del computer assieme ad altri cambiamenti minori, ribattezzandolo 64C.

  

Nonostante il cessare della produzione, lo sviluppo di software per questa macchina continuò e ancora oggi (2007) c’è chi scrive dei giochi per il Commodore 64 o fa dei porting da giochi per telefoni cellulari.