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La Chiesa di San Bernardino, in via Cavallotti, è sede dell’omonima Confraternita, una delle più antiche di Valenza.
Le prime notizie della Confraternita risalgono agli inizi del 1500, mentre l’attuale Chiesa risale al 1587, ed è addirittura più antica del Duomo della Città.
Verso la meta del 700, l’attuale Chiesa venne ampliata, mentre nel 1936 venne sostituita la campana.
La Confraternita dipendeva in tutto e per tutto dal Prevosto di Valenza.
Anche l’organo apparteneva al Parroco del Duomo, e spesso veniva spostato nella Chiesa Maggiore, in occasione di riparazioni del piu grande organo della Collegiata.
Questi spostamenti, uniti agli inevitabili segni del tempo, portarono a dover sostituire l’organo originale.
L’organo attuale fu progettato nel 1893 dall’organaro Paolo Mentasti di Casale Monferrato, appartenente alla nota famiglia di artisti, Mentasi di Varese.
Durante il periodo della Resistenza, la Chiesa di San Bernardino ebbe un importante ruolo, offrendo un sicuro rifugio ai partigiani valenzani.
L’organo, così come tutta la Chiesa, è stato recentemente restaurato, e durante i giorni della Festa di San Bernardino si tengono concerti aperti ai cittadini.
C’era una volta…
Anzi, in Piazza Statuto c’era una volta, una Chiesa.
C’era una volta la Chiesa di San Rocco, edificio quadrangolare con mattoni a vista.
Costruita alla fine del 1500, ristrutturata in tempi recenti, e ora trasformata in sala espositiva, San Rocco è stata l’ultima dimora della comunità dei Frati Cappuccini a Valenza.
Fu trasformata tra la fine dell’1800 e l’inizio del 1900 in deposito comunale, dopo essere stata sconsacrata a seguito del trasferimento degli ultimi occupanti, la Confraternita di San Rocco, alla Chiesa si Santa Annunziata.
Giusto Calvi (Bassignana, 10 maggio 1865 – Valenza, giugno 1908) è stato un poeta, giornalista epolitico italiano.
Nacque nel castello di Mugarone, presso Bassignana (Alessandria).
Fin dall’adolescenza fu sensibile ai problemi sociali e alla differenza di condizione tra i poveri e i ricchi, partecipando ai problemi del proletariato. Per questo motivo si iscrisse dapprima al Partito Repubblicano, poi all’Internazionale Socialista e infine al Partito Socialista.
Si laureò in Lettere, Filosofia e Storia a Roma nel 1887. Subito dopo assunse l’insegnamento presso ilGinnasio di Valenza. Nello stesso anno fondò Il Gazzettino di Valenza, primo giornale pubblicato in quella città.
Lasciò l’insegnamento nel 1888 per trasferirsi a Buenos Aires, dove dopo alcuni mesi divenne direttore del giornale Il Roma. Rientrato in Italia, nel 1889 tornò all’insegnamento delle lettere italiane nella scuola tecnica di Valenza e fondò con l’amico avvocato Alfredo Compiano il giornale locale Avanti, di ispirazione socialista. Per questo motivo, in seguito alla sconfitta elettorale, fu rimosso dall’insegnamento.
Si trasferì allora negli Stati Uniti. Lì nuovamente affrontò il problema dello sfruttamento dei lavoratori nell’economia capitalista e fu in contrasto anche con il gruppo degli anarchici: sfidò ad un duello oratorio l’anarchicoPietro Gori. Fu direttore del giornale Il Vesuvio a Filadelfia, del giornale Cristoforo Colombo a New York e del giornale La sentinella a Richmond.
Collaborò anche ai giornali Il Patriotta, L’Avanti, La Libertà. Nel 1897 sposò Anna Springer ed ebbe una figlia, Libertà. Rientrò in Italia nel 1898 e per breve tempo fu incarcerato a Milano per motivi politici. Riprese poi l’attività giornalistica con Idea Nuova.
Successivamente a Milano, presentato da Enrico Bignami ad Ernesto Teodoro Moneta, fu redattore della Vita Internazionale, organo della Società per la Pace e la Giustizia Internazionale. A Valenza fondò il giornale La Scure.
Nel 1904 Giusto Calvi fu eletto deputato per il Partito Socialista nel collegio di Valenza.
Nel settembre 1907 si trasferì a Torino per dirigere un giornale quotidiano socialista.
Morì per un tumore alla gola.
Sulla lapide commemorativa, affissa nella sua casa di Valenza, è scritto: In questa casa con fede antica Giusto Calvi poeta cittadino tribuno bandì primo in Valenza la nuova religione della giustizia sociale.
Eretto in stile neoclassico nell’800, il Teatro Sociale sorge sui resti dell’antica e gotica chiesa di SanFrancesco, andata distrutta a seguito di un incendio del 1842. La chiesa occupava l’area dell’attuale piazzetta Verdi, e il Teatro è stato edificato sui resti della sagrestia e dell’educandado.
A seguito dell’incendio l’intero terreno venne messo all’asta dall’allora Sindaco di Valenza, Cav. Cassolo, per la edificazione di case di abitazione.
L’asta andò però deserta a causa della forte crisi dell’edilizia, e si prese la decisione di costruire un teatro. Le spese di costruzione, secondo i programmi, sarebbero state coperte con la vendita delle logge.
Nel 1854, il Comune si vide negare dalla Cassa Depositi e Prestiti un prestito la cui somma sarebbe servita per la costruzione del teatro.
Si cercò quindi di cedere gratuitamente l’area: il Consiglio deliberava infatti: “di cedere gratuita l’area e materiali a chiunque vi avesse aspirato, con l’obbligo di loro riedificazione mediante costruzione di un fabbricato civile, Teatro, Ridotto, con Piazzale e Portici, chiedendo in contropartita tre palchi per sé, le ghiacciaie e l’ammazzatoio per l’adiacente Macello”.
Nessuno rispose però all’appello. Il Comune sollecitò in seguito le più abbienti famiglie della città a fondare una società per la costruzione del teatro.
Fu fondata quindi la “Società del Teatro” facente capo ai fratelli Ceriana, una famiglia di banchieri e industriali impegnata nelle costruzioni ferroviarie e nell’industria tessile e meccanica.
Alla fine, non senza discussioni e problemi, si trovò l’accordo: il Comune cedeva l’area ad un canone d’affitto puramente simbolico, e chiedeva in cambio gli venissero riservate due “logge”.
Dopo aver trovato accordi sulla sistemazione dell’area e la disposizione dell’edificio, l’edificazione venne approvata dal Consiglio Comunale: “ Per essere dotato il paese di un monumento che traducendo in atto uno dei più vivi desideri della generalità degli abitanti, rispondesse ai bisogni dei tempi e stesse a nuovo decoro e lustro del paese, dotando la città di uno stabilimento che le progredenti civili costumanze del secolo riconoscono non pur utili, ma necessarie in simili centri di popolazione”.
Il 23 novembre 1856, arrivò il nulla-osta alla costruzione, tramite un decreto a firma di Vittorio Emanuele II e controfirmato da Urbano Rattazzi.
L’incarico per il nuovo teatro venne affidato all’ingegnere alessandrino Ernesto Clerico, che ne aveva redatto un progetto già nel 1853, e che veniva chiamato a seguirne i lavori, iniziati solo nel 1857.
Il Teatro Sociale venne inaugurato nel 1861.
Il regolamento del Teatro fu approvato nel 1923 dall’assemblea dei palchettisti.
Nel 1986 la “Società del Teatro”, a 130 anni dalla sua costituzione, cedette i locali bisognosi di importanti restauri all’amministrazione comunale.
Ci sono voluti vent’anni…vent’anni senza teatro per la Città di Valenza… ma nel 2006 il Teatro Sociale ha potuto vivere la sua seconda inaugurazione.





L’antica Chiesa di Santa Caterina, oggi Oratorio San Bartolomeo, in Via della Banda Lenti ai limiti del centro storico-medioevale della città, risale al 1584, anno in cui venne edificata su commissione delle Suore Benedettine. Adibita a magazzino all’epoca del governo napoleonico, è stata riconsacrata e intitolata a San Bartolomeo nel 1835. Il suo restauro, (1840), si deve alla Famiglia De Cardenas, che si è riservata un piccolo cortile di passaggio al Palazzo Trecate, ricca abitazione della famiglia, ancora oggi conservato a fianco della chiesa, ed è opera di Francesco Gabetta, artista di probabile provenienza lombarda. In questo contesto è stato collocato all’ingresso dell’edificio un pregevole portale in cotto, già appartenente alla chiesa di San Francesco, abbattuta definitivamente nel 1858, dopo le devastazioni prodotte da due successivi incendi.
Fino al 1902 la chiesa è stata regolare sede di culto e il restauro, che ne aveva valorizzato ulteriormente il pregio artistico, ispirandosi allo stile neogotico ancora impregnato dal gusto “troubadour”, era ancora perfettamente conservato negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. Dal dopoguerra si è progressivamente determinato, tuttavia, il completo abbandono dell’edificio, il cui recupero è iniziato negli anni novanta ad opera dell’amministrazione comunale, che ha recentemente intrapreso un’ultima fase di restauro (2003), protrattasi fino al 2007.
La costruzione è composta da un corpo principale a base ottagonale con due piccole cappelle ai lati, da un basso fabbricato all’angolo tra piazzetta Lanza e Via Banda Lenti, utilizzato come sacrestia, da un cortiletto recintato con accesso diretto alla via, in passato allestito a sepolcreto, e da uno spazio a pianta rettangolare, originariamente con funzione di coro e presbiterio, la cui volta a botte è crollata nel 1972.

In origine tutte le superfici interne ed esterne dell’edificio erano interamente ricoperte dalla decorazione ottocentesca “trompe l’oeil”, intesa all’imitazione di un’architettura ad effetto scenografico, realizzata attraverso la riproduzione di elementi strutturali costruttivi e stilistici.
All’interno è possibile ammirare i resti dell’antico altare, il cui paliotto è conservato al Museo del Duomo, un pregevole lampadario a candele originario, i candelabri a braccio, per la maggior parte autentici, il pavimento realizzato con l’utilizzo di formelle originali in cotto, gli intonaci decorati oggi consolidati. Il restauro ha permesso di recuperare anche il soffitto ligneo della sacrestia e la pavimentazione in ciottoli di fiume policromi del cortiletto esterno.

Di notevole interesse i resti degli affreschi esterni, in stile neogotico, e i fregi in cotto e pietra in gran parte ripristinati. Il cancello in ferro battuto che chiude il cortiletto è stato inserito per volontà della famiglia Ferrari-Trecate e ancora riporta, visibili tra gli elementi decorativi, le iniziali F/T.
Dopo il restauro del 2007 divenuto di proprietà comunale, l’Oratorio è ora sede di mostre, concerti e conferenze. Può anche essere utilizzato per celebrazioni matrimoniali.

IL PALAZZO
Alla fine del Settecento il signor Simone Cordara Pellizzari fece edificare questo palazzo che è fra i più belli della città ed attualmente proprietà dell’Opera Pia Pellizzari.
Il progetto è dell°architetto Giuseppe Zani di Alessandria.
Le finestre della facciata e del cortile, con timpani triangolari e curvilinei, sono di gusto neoclassico.
Il telamone che sorregge il balcone verso il cortile, molto popolare a Valenza, drammatizza questa parte del palazzo con le sue belle forme, tese e di grande effetto.
L’ingresso ha la stessa struttura però raddoppiata e di proporzioni più slanciate di quello di Palazzo Ceriana. ·
Grandiosa la doppia scala di accesso al primo piano.
Giunti al piano nobile, si accede nel vasto salone, oggi sala del Consigliocomunale, affrescato da Luigi Vacca nel 1810.
Napoleone I vi fu ospitato ripetutamente e un busto dello scultore valenzano Giovan Battista Comolli, ora nel salone consiliare, lo ricorda.
LE DECORAZIONI DEL SALONE
Il prestigioso apparato decorativo del salone degli affreschi di Luigi Vacca entro interessanti partiture a stucco dovevano risultare significativi per l’autore stesso anche per la notevole qualità esecutiva.
Chiara l’interpretazione iconografica dell’apparato pittorico, con l’apoteosi di Enea sulla volta, ed alle pareti i due grandi riquadri con Enea che fugge da Troia ed Enea che uccide Turno.
Più complesso risulta il nesso iconografico delle figurazioni a stucco con coppie di putti quali allegorie delle quattro stagioni in funzione di sovrapporte, con le fasce verticali con motivi desunti dalla mitologia e motivi decorativi del repertorio aulico, con telamoni e cariatidi sulla volta, panoplie, strumenti musicali, allegorie delle arti e delle scienze, nonché la presenza di curiose, enormi, api.
Quali sono gli intenti simbolici di tali figure ed a chi ricondurre la scelta di un tale programma iconografico?
LA FAMIGLIA PELLIZZARI
Occorre ricordare che, dalle ricerche archivistiche svolte in proposito, è emersocome il palazzo si deve all’iniziativa di Carlo Andrea Pellizzari, canonico e zio del don Massimo fondatore dell’Opera Pia.
Quando Carlo Andrea Pellizzari divenne proprietario della cospicua fortuna di famiglia, difficilmente però potè essere il committente di Vacca né il promotore concreto del palazzo se non in una fase primordiale.
Carlo Andrea mori infatti nell’ottobre 1781 e dal suo testamento la proprietàvenne lasciata interamente in usufrutto alla sorella Teresa Caterina, vedova del notaio Giambattista Cordara ed al figlio di lei Angelo Simone. Questi, definito “nipote prediletto”, in assenza di prole maschile, diverrà da usufruttuario erede universale disponendo dei beni a proprio piacimento. ·
Per tali motivi ereditari occorre identificare quindi in Angelo Simone Cordara Pellizzari il committente di Luigi Vacca: lui e non altri infatti disponeva nel 1810 della proprietà e, sebbene tale ipotesi sia senza indizi, potrebbe il matrimonio con la marchesa Carolina Cavalchino avere avuto una qualche attinenza con lavori impegnativi e prestigiosi quali gli affreschi e gli stucchi presenti nel salone al primo piano.
Un ulteriore difficoltà di studio ed interpretazione deriva dal programma iconografico generale che doveva stare alla base delle decorazioni dell’intero palazzo e comprende anche le decorazioni del piano terra, composte da altra mano.
LE DECORAZIONI AL PIANO TERRA
E’ stata Carla Enrica Spantigati a collegare per la prima volta, sulla base di un inventario del 1836, il nome di Angelo Vacca, padre di Luigi, alle decorazioni dipinte al piano terreno di Palazzo Pellizzari.
Con ogni probabilità, la data corretta per tutta la decorazione desunta dall’aggiornamento di alcuni modelli decorativi, dai dati della moda, dalle inizialidel committente, è appunto quella del 1810.
Bisogna quindi dedurre che, di fronte all ’insieme dell°impresa, l’ormai anziano Angelo (aveva circa 65 anni ), avesse lasciato al figlio più promettente, Luigi, l°intera decorazione del salone principale. Le altre sale furono invece in massima parte opera sua, anche se alcune cadute di qualità si spieganofacilmente con un intervento della bottega.
Le sale al piano terreno sono attualmente sede degli uffici Protocollo e Archivio, Ufficio Tecnico.
Se nel 1990, dopo i necessari lavori alle coperture e con interventi altrettantourgenti alle facciate, prendeva avvio e si concludeva il restauro della volta del grande salone, sono attualmente in corso lavori di restauro e ripulitura che hanno interessato l’ufficio del Sindaco ed alcune sale al piano terreno.
Questo interesse a significare l’importanza dell°edificio per tutta la comunità valenzana.
Brani tratti da:
- “ Valenza, edifici e cenni storici ”, pubblicazione edita dal Centro Comunale di Cultura, 1981;
- “Palazzo Pellizzari: qualche novità e molte domande” di Carla Enrica Spantigati, in “ Valenza d’nà vota” n. 7/1992; ‘
- “Angelo Vacca e la sua bottega in Palazzo Pellizzari”, di Alessandra Guerrini, in “Valenza d°nà vota, n. 8/1993.
Grazie a Antonella S. – Ufficio relazioni con il pubblico – Valenza
La Valenzana è una delle più prestigiose e storiche società sportive del panorama piemontese, avendo appena oltrepassato la soglia dei primi cento anni di vita.
Nasce infatti nel 1906 come Unione Sportiva Valenzana, quando un gruppo di sportivi che praticano varie discipline, si riuniscono allo scopo di partecipare ad alcuni convegni ginnici sotto una comune denominazione. Poi, nell’aprile del 1908, viene costituita ufficialmente la società che si dota di uno Statuto ufficiale con un Consiglio Direttivo presieduto dal dott. Vincenzo Gandini.
Come era uso a quei tempi le società erano delle polisportive, in cui predominavano la ginnastica e le corse podistiche. Rinomato era il concorso ginnico annuale organizzato dalla U.S. Valenzana, vero fiore all’occhiello della società.
Ben presto però viene creata una sezione dedicata esclusivamente al foot-ball, che dapprima partecipa a tornei provinciali, e poi nel 1913, una volta costruito il campo sportivo della città grazie al contributo del Comune e di ben 200 cittadini, al campionato di Promozione. Questi sono gli anni più gloriosi ed epici del sodalizio valenzano che partecipa alla diffuzione del Calcio in Italia, partecipando, dalla stagione 1914-15 al massimo Campionato di Calcio, allora diviso in gironi territoriali, contro squadre del calibro di Juventus, Torino, Alessandria, Casale, Novese, ecc…
Passata la Guerra, negli anni ’20 esplode la passione del calcio nel nostro paese, nascono molte nuove società nelle grandi città, e così, per ridurre le società della massima serie, la Valenzana deve rassegnarsi, dopo aver militato per molti anni nella Prima Categoria, a disputare il campionato di Seconda Divisione 1922-23. Di questi anni è uno dei giocatori più famosi della Valenzana,Clemente Morando, che vestirà la maglia di portiere della Nazionale Italiana.
Negli anni Duemila la squadra milita in Serie C2. Nella stagione 2007-08 la formazione rossoblu, data per spacciata per buona parte della stagione, si salva dopo play-out con il Cuneo e nel campionato seguente ha disputato i derby con l’Alessandria dopo 5 stagioni. Purtroppo il 7 febbraio 2008 Andrea Tummiolo, giocatore della valenzana, è stato trovato positivo a un controllo anti-doping scioccando l’intera squadra. Al termine della stagione 2008-09 la squadra, che ha visto alternarsi sulla panchina l’allenatore Mario Ansaldi, sostituito da Paolo Rodolfi, dopo un esaltante girone di andata, comincia a perdere partite importanti ed è costretta allo spareggio, perso, con l’Alto Adige per evitare la retrocessione. Ma a causa della non ammissione ai campionati di ben 8 squadre della Lega Pro, presenta domanda di ripescaggio che viene accettata, e quindi per il 9 anno consecutivo disputerà un campionato professionistico.
L’attuale presidente è Alberto Omodeo, imprenditore edile.
(http://it.wikipedia.org/wiki/Valenzana)

1906
Si forma a Valenza un gruppo sportivo per la pratica di varie attività, prevalentemente la ginnastica.
1908
Durante una riunione pubblica viene approvato lo statuto sociale e viene effettuata l’elezione del consiglio direttivo. In questo periodo si svolgono in città numerose gare di differenti discipline: resistenza, mezzofondo, velocità, ciclismo.
1913
Viene inaugurato il campo di calcio. Prima partecipazione della squadra di calcio al campionato Provinciale.
1914
La squadra partecipa al campionato di Promozione. Grazie all’ottimo piazzamento conquista il diritto a partecipare l’anno successivo al campionato Nazionale.
1915
Campionato Nazionale (attuale serie A) – 4° nel girone eliminatorio Gruppo B Italia Settentrionale
1916/17/18/19
I campionati vengono sospesi a causa della I° Guerra Mondiale
1920
Campionato Nazionale (attuale serie A) – 6° nel girone eliminatorio Gruppo B Italia Settentrionale (ultima classificata)
1921
Campionato Nazionale (attuale serie A) – 5° nel girone eliminatorio Gruppo B Italia Settentrionale
1922
Scissione del Campionato Nazionale tra F.I.G.C. e C.C.I. – La Valenzana partecipa al Campionato F.I.G.C. che viene vinto dalla Novese. La Valenzana termina il girone Piemonte al 4° posto.
Al termine della stagione il Campionato viene ridimensionato dalla Federazione, e la Valenzana (come molte squadre di piccole città) viene esclusa dal massimo Campionato Nazionale.
1923/1925
La squadra partecipa al Campionato di II° Divisione, senza però mai eccellere.
1926
Il campionato di calcio viene nuovamente rivisto e corretto dagli organi competenti: Divisione Nazionale – Prima Divisione Interregionale – Seconda Divisione Interregionale – Terza Divisione Regionale. La Valenzana partecipa al Campionato di Prima Divisione.
1926/1929
La Valenzana disputa i campionati di Prima Divisione, tra mille problematiche a livello economico, organizzativo, politico e sociale. Tant’è che, nel 1929, la società non viene iscritta ai campionati nazionali.
1929/1933
La Valenzana non partecipa a nessun campionato nazionale, ma si limita a disputare amichevoli e tornei di secondaria importanza.
1932/33
Viene vinto dalla Valenzana il campionato amatori provinciale… Meglio di niente…
1933/45
Prima e durante la II° Guerra Mondiale la Valenzana continua a non partecipare ad alcun campionato nazionale, limitandosi a giocare amichevoli e tornei minori.
1948/49
Finalmente la Valenzana può riprendere ufficialmente la sua attività in maniera ufficiale. La squadra viene iscritta per meriti sportivi al Campionato di Prima Divisione Regionale, dove già alla prima partecipazione, sfiora la promozione.
1949/50
La promozione però non si fa attendere, tant’è che proprio in questa stagione, la Valenzana guadagna l’accesso al Campionato Interregionale Promozione.
1950/51
Esordio della Valenzana nel Campionato Promozione, che con gran sorpresa riesce a concludere al 6° posto.
1951/52
Concludendo il Campionato Promozione al 5° posto, la Valenzana accede di diritto alla IV Serie.
1952/55
In queste stagioni la Valenzana gioca la IV serie, con altalenanti risultati, chiudendo sempre intorno alla metà classifica.
1955/56
Al quarto campionato di IV serie, la Valenzana si arrende, e vive l’amarezza della retrocessione alla Promozione Regionale.
1956/57
6° posto nel Campionato di Promozione Regionale
1957/58
11° posto nel Campionato di Promozione Regionale
1958/59
Avviene la fusione tra le due squadre cittadine: Valenzana e Fulvius. La nuova società, denominata Valenzana Fulvius, partecipa al Campionato Dilettanti Piemontese, concludendo con un deludente 11° posto.
1959/60
A seguito della nuova riorganizzazione dei campionati, la Valenzana partecipa alla Prima Categoria Regionale, ma rimane un campionato povero di soddisfazioni, chiuso al 7° posto.
1960/67
Continuano gli anni della Prima Categoria, con campionati mai brillanti, con forti crisi finanziarie, e con piazzamenti mai oltre la metà classifica. Nel frattempo vi è la scissione tra Valenzana e Fulvius.
1967/68
Prima Categoria: una stagione fondamentale in quanto si prospetta per l’anno dopo una nuova regolamentazione dei campionati. La Valenzana, non senza fatica, chiude all’8° posto, ovvero l’ultimo valido per accedere al rivisto Campionato Promozione Regionale (denominato anche Eccellenza).
1968/76
Per quasi un decennio la Valenzana riesce a mantenersi salda nel Campionato di Promozione Regionale (Eccellenza).
1976/77
Sicuramente una delle stagioni più tristi per il sodalizio rosso-blù. La squadra chiude il Campionato Promozione al 14° posto, e viene retrocessa in Prima Categoria.
1977/78
5° posto nel campionato di Prima Categoria.
1978/79
Altra deludente stagione: la squadra si salva solo all’ultima giornata, chiudendo terz’ultima il campionato di Prima Categoria.
1979/80
Campionato di Prima Categoria: 4° posto.
1980/81
La Valenzana al quarto tentativo riesce ad ottenere la promozione, chiudendo al 1° posto la stagione di Prima Categoria.
1981/85
La squadra disputa quattro stagioni consecutive nel Campionato Promozione, chiudendo l’ultima (84/85) con il 1° posto in classifica. Ma non basta per ottenere la promozione: si devono infatti giocare gli spareggi a tre squadre per i due posti disponibili nel Campionato Interregionale. Gli spareggi si svolgono tra Valenzana, Maros Saint Vincent e Juve Domo. Purtroppo per la Valenzana, il salto di categoria lo ottengono le altre due formazioni.
1985/86
Campionato Promozione, stagione mozzafiato. La Valenzana chiude nel gruppo delle seconde, ad un solo punto dalla vetta.
1986/87
La società ci riprova. La squadra già competitiva degli ultimi anni viene ulteriormente rafforzata con l’acquisto di validi elementi. Ia stagione viene chiusa con il 1° posto nel Campionato Promozione. Supera brillantemente gli spareggi, ed ottiene finalmente la tanto sospirata promozione.
1987/88
Con l’intento di poter fare bella figura come neo-promossa nel campionato Interregionale, la società organizza ancora una volta una formazione altamente competitiva, che chiude la stagione al 3° posto.
1988/89
Campionato Interregionale, 4° posto.
1989/90
Campionato Interregionale, 3° posto, ad un punto dalla prima della classe Fiorenzuola.
1990/91
Campionato Interregionale, 11° posto.
1991/92
Alla quinta partecipazione al Campionato Interregionale, la Valenzana chiude con il deludente 17° posto, e con la retrocessione nel nuovo Campionato Eccellenza.
1992/93
Esordio nel Campionato Eccellenza, chiuso al 5° posto. Difficile da digerire la sonante sconfitta per 3-0 nel derby contro la Fulvius, che a fine stagione viene retrocessa.
1993/94
La Valenzana viene ripescata per meriti sportivi e per la rinuncia e la cancellazione di varie squadre, e può fare ritorno al Campionato Interregionale, che da questa stagione prende il nome di Campionato Nazionale Dilettanti. Nonostante la rosa venga preparata dopo il ripescaggio con poco tempo a disposizione, la salvezza arriva con la conquista del 14° posto.
1994/95
Campionato Nazionale Dilettanti, 10° posto.
1995/96
Campionato Nazionale Dilettanti, 14° posto. La Valenzana gioca gli spareggi-salvezza a Fidenza, dove esce sconfitta dopo i tempi supplementari contro l’Abbiategrasso, e si vede nuovamente retrocedere in Eccellenza.
1996/97
Campionato Eccellenza chiuso al 2° posto. La Valenzana arriva nuovamente a giocarsi la stagione con uno spareggio. Questa volta però arriva la vittoria contro la Sangiustese, ed arriva anche l’immediata promozione nel Campionato Nazionale Dilettanti.
1997/98
Campionato nazionale Dilettanti, 6° posto.
1998/99
Campionato nazionale Dilettanti, 3° posto.
1999/2000
Campionato nazionale Dilettanti, 3° posto.
2000/2001
Campionato nazionale Dilettanti, 1° posto. La Valenzana accede per la prima volta nei campionati professionistici, raggiungendo la storica promozione in C2.
2001/2002
Campionato C2. La Valenzana al suo esordio tra i professionisti fa non poca fatica. Si salva a fine stagione dopo i vittoriosi play-out contro il Viareggio.
2002/2003
Campionato C2. La squadra ottiene una dignitosissima salvezza, chiudendo la stagione al 13° posto.
2003/2004
Campionato C2. La stagione termina con la Valenzana 4° in classifica, pronta a giocarsi i play-off per salire di categoria. Il sogno si interrompe in finale, a Bolzano.
2004/2005
Campionato C2. Anche quest’anno la società accarezza il sogno chiamato C1. La Valenzana chiude la stagione regolare al 4° posto. Anche quest’anno però il sogno finisce ai play-off.
2005/2006
Campionato C2. 9° posto.
2006/2007
10° nel girone A di C2.
2007/2008
17° nel girone A di C2. Si salva ai play-out, contro il Cuneo.
2008/2009
Il miracolo non si ripete. Ai play-out la Valenzana cede all’Alto Adige il diritto di restare tra i professionisti. Viene però ripescata per la non iscrizione di alcune società.
2009/2010
Grazie al ripescaggio al termine del campionato precedente, la Valenzana disputa il suo nono campionato professionistico consecutivo. Si piazz in 10^ posizione nel neo-nato campionato di Seconda Divisione di Lega Pro.
La formazione del primo nucleo della città sembra avere origini intorno al X secolo a.C., origini ricollegabili probabilmente allinsediamento sul territorio di alcune tribù liguri.
In seguito, già dal II secolo a.C. fu conquistata dai Romani, e divenne conseguentemente un importante centro giuridico e di scambio di merci, nominata “Foro” (Forum Fulvium Valentinum). A seguito del passaggio ai Romani, Valenza diventò quindi in breve tempo un centro molto importante, tanto da essere menzionata in molti trattati e scritti dell’epoca.
Durante il MedioEvo, intorno al V secolo d.C., la popolazione si spostò compattamente verso il fiume, nella zona dove la Città sorge tutt’ora. La leggenda vuole che la scelta della zona venne presa da SanMassimo (attuale Patrono della Città, all’epoca Vescovo di Pavia): liberando in volo una colomba, sul terreno dove essa si sarebbe posata sarebbe stato costituito il nucleo della Città. La zona, facendo seguito a questa tradizione popolare, viene ancora oggi chiamata “Colombina”.
Molto probabilmente, lo spostamento del fulcro della città, si rese necessario a causa degli attacchi dei Barbari, e successivamente dei Bizantini e dei Longobardi.
Longobardi che furno in fine sconfitti dai Franchi, per mano dei quali Valenza passò sotto il controllo di Carlo Magno, fino alla nascita della Marca del Monferrato, con l’Imperatore Ottone I, da cui fu assorbita
Nel corso di questo periodo, Valenza risultò molto importante (e per questo anche molto contesa) per via dell’attivo porto sul fiume Po, dell’importanza commerciale, per via della florente agricoltura, e della posizione strategica occupata.
Nonostante le continue pressioni, guerre e successioni (anche tra Papato ed Impero), valenza continuò ad ispirarsi ad una politica Guelfa, tanto da conservare a lungo la sua indipendenza, almeno sino alla seconda metà del XIV Secolo, quando I Visconti di Milano ebbero la meglio sui Marchesi del Monferrato.
Pur combattendo in difesa della propria identità, la Città fu costretta ad arrendersi all’assedio dei Visconti nel 1370, seguendo la triste sorte di Alessandria, e di gran parte del Piemonte meridionale.
Non tutto il male vien per nuocere, ed infatti Valenza conobbe in quegli anni un periodo molto fiorente economicamente, grazie soprattutto alla posizione strategica tra Milano e la Liguria.
Nel corso del XVI secolo purtroppo Valenza visse un periodo di grande difficoltà, contesa com’era da francesi, spagnoli, svizzeri e dagli Sforza, a causa proprio della sua posizione invidiabile sul territorio piemontese.
Più volte saccheggiata tra il 1499 e il 1523 da francesi, spagnoli, e ancora francesi, Valenza divenne in seguito feudo imperiale, sotto Carlo V.
Nonostante una nuova parentesi di predominio francese, la Città tornò nuovamente sotto il controllo spagnolo nel 1635. L’economia riprese a funzionare, e nel XVII secolo a Valenza si potevano annoverare varie aziende che occupavano centinaia di donne, tra filande di seta e industria di fustagni. Molto fiorente all’epoca era anche la produzione di vasi per il vino e il commercio tra le sponde del Po. Tutto questo senza perdere la sua importanza militare come difesa spagnola, contro gli attacchi Sabaudi, dei Gonzaga e dei francesi.
Grande prova di forza e resistenza militari vennero date dalle truppe di Valenza nel corso della guerra tra spagnoli e francesi del 1635, dove la Città riuscì a resistere per 60 giorni dagli assedi degli eserciti francesi, del Ducato di Parma e di quello di Savoia.
Solo nel 1656 (dopo un nuovo assedio francese sventato nel 1641) Valenza capitolò sotto gli attacchi di Francia, Savoia e Modena., al termine dei quali vi fu la “pace dei Pirenei” nel 1659.
Valenza resistette poi ancora ad un nuovo assedio,nel 1696, ad opera sempre di Francesi e Sabaudi. Tra una guerra ed una battaglia, Valenza divenne dei Savoia nel 1713, per mezzo del trattato di Utrecht.
Sino al 1796 Valenza restò sotto la dominazione dei Savoia,, divenendo sede del Governo della Lomellina, per volere di Vittorio Amedeo II. In seguito, sino al 1814 , come il resto del Piemonte, la città venne occupata nuovamente dai francesi di Napoleone.
Fu proprio sotto la dominazione francese che Valenza comnciò a sviluppare principi ed ideali di democrazia che la portarono al Risorgimento. Caduto Napoleone, Valenza passò nuovamente ai Sabaudi, con un ritorno del presidio austriaco sino al 1823. Il Risorgimento Valenzanoche vede il suo picco nel febbraio del 1848, quando re Carlo Alberto promette Statuto e Costituzione alla Città, dopo anni spesi al contributo di guerre di indipendenza e moti costituzionali.
Valenza perde la sua caratteristica militare, e con l’Unità d’Italia, intraprende nuove attività industriali: prima fra tutte l’oreficeria, che nasce per mano di Vincenzo Morosetti intorno al 1840, e che tutt’ora è la più importante fonte di reddito della Città.
Il novecento segna un periodo di forte sviluppo sociale ed economico per la Città. Vengono costruite le prime grandi opere pubbliche, si formano i primi circoli sportivi e culturali, e sorgono i primi giornali locali.
Negli anni tra le due guerre, Valenza è guidata da un forte partito Socialista. Per questo motivo si registrano purtroppo numerose rappresaglie di stampo fascista sulla Città. Il fascismo riuscì ad imporsi comunque anche a Valenza, non senza avere prima colpito con durezza ogni forma di opposizione. Nel 1943 a Valenza fenne fondato la sezione locale del Partito Comunista Italiano, che in forza con il Comitato di Liberazione Nazionale, prese carico di dirigere la prima vera resistenza valenzana.
Nel settembre del 1944 Valenza, presidiata dai tedeschi, pagò il suo più alto tributo alla lotta per la liberazione. Il 12 settembre infatti, dietro il cimitero, furono fucilati i partigiani della Banda Lenti, come ammonimento agli occhi della resistenza locale.
A Valenza la guerrà ebbe fine poco prima dell’arrivo in Città delle truppe alleate, con la resa dell’armata tedesca, guidata dal generale Jahn.
| Valenza | |||||||||
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Stato: |
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Regione: |
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Provincia: |
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Coordinate: |
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Altitudine: |
125 m s.l.m. |
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Superficie: |
50,05 km² |
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Abitanti: |
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Densità: |
409,01 ab./km² |
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Frazioni: |
Montevalenza, Villabella |
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Comuni contigui: |
Alessandria, Bassignana,Bozzole,Frascarolo (PV),Giarole, Mirabello Monferrato,Pecetto di Valenza,Pomaro,San Salvatore Monferrato,Suardi (PV),Torre Beretti e Castellaro (PV) |
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CAP: |
15048 |
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Pref. telefonico: |
0131 |
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Codice ISTAT: |
006177 |
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Codice catasto: |
L570 |
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Nome abitanti: |
valenzani |
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Santo patrono: |
San Giacomo |
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Giorno festivo: |
25 luglio |
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| Sito istituzionale | |||||||||


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